Storia e curiosità

Il carciofo vanta una storia molto antica. Era infatti già conosciuto e ricercato come pianta selvatica dagli antichi Greci e Romani. Iniziò poi ad essere coltivato in Sicilia nei primi secoli d.C. e lentamente risalì la nostra penisola nel tardo Medioevo.

È così che il carciofo si è diffuso anche in climi più miti, diventando tra i simboli della cucina tradizionale in diverse regioni (es. carciofo alla romana) e rendendone tra l’altro l’Italia uno dei maggiori produttori al mondo.

Una curiosità: il carciofo è molto apprezzato anche lontano dai fornelli, il suo succo è infatti usato nella cosmesi naturale per tonificare e rivitalizzare la pelle.

Aspetti nutrizionali

Ricco in ferro e povero in calorie, il carciofo rientra spesso tra i consigli nutrizionali anche per il buon contenuto di altri sali minerali (calcio, fosforo, sodio, potassio) e di alcune vitamine (A, B1, B2, C, PP).

Il principio attivo della cinarina, oltre a connotare il particolare sapore amaro, attribuisce al carciofo proprietà benefiche per la diuresi renale nonché per la regolarità intestinale.

(perché il carciofo fa bene contro diabete, colesterolo, ipertensione e cellulite)

Sodio (94 Mg per 100 g) Fibre (5 g per 100 g) Le varietà più diffuse in Sicilia troviamo: Il violetto e il romanesco


Violetto Ramacchese

Periodo di maturazione: Novembre – Aprile

Il Carciofo possiede caratteristiche terapeutiche e salutari svolge un’azione benefica sulla secrezione biliare, favorisce la diuresi renale e regolarizza le funzioni intestinali.

Il Carciofo è sempre stato considerato un “antidoto” per i più svariati problemi dell’organismo poiché è molto ricco di ferro e possiede un ottimo connubio tra valore nutritivo e basso apporto calorico.

Carciofo tipico Siciliano chiamato anche violetto Ramacchese, coltivato nel territorio di Ramacca in provincia di Catania, ottimo anche arrostito

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Carciofo Romanesco

Tipico, molto apprezzato per la forma e il sapore. La pianta è grande e molto produttiva.

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In cucina

La parte commestibile del carciofo è in realtà il fiore della pianta, con il cuore (il “cimarolo”) che rappresenta la parte più tenera e quindi ricercata (e costosa).

Diverse sono le ricette a cui il carciofo si presta bene, cotto in forno o anche fritto (alla giudia). A seconda della scelta, possiamo rimuovere il gambo per intero o in parte mentre, per una cottura più tenera, scartiamo le foglie esterne e addirittura spuntiamo quelle interne salvandone solo la parte bianca. Infine, valutiamo se scavare leggermente il centro così da rimuovere il fieno e poi il fondo, oltre che scartare la scorza più dura e fibrosa.

Durante la pulitura, può esserti molto utile immergere il carciofo in acqua acidulata, ovvero unita ad esempio a succo di limone, così da evitare l’annerimento delle foglie. Ricordiamo comunque che, una volta cotto, il carciofo non riesce a conservarsi a lungo.

Come recuperare le foglie scartate? Se siamo in grado di resistere al sapore amaro di questa parte meno nobile, possiamo prepararne un infuso in acqua calda. È così infatti che si recuperano le proprietà nutrienti (ritenute utili anche per ridurre il colesterolo nel sangue) che altrimenti andrebbero perdute. In ogni caso, se la preparazione del carciofo prevede di cuocerli, possiamo conservare l’acqua di cottura e riutilizzarla ad esempio per arricchire – in sapore e sali minerali – una minestra o una zuppa.

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