La regione vanta il primato di essere stata fra le prime in Italia a conoscere l'ulivo e l'olio: già i Sicelioti, gli abitanti delle poleis greche di Sicilia che colonizzarono inizialmente la costa orientale dell'isola, in particolare la zona di Siracusa, consideravano l'ulivo una pianta sacra. Fu poi la dominazione araba, iniziata nell'800, a diffondere maggiormente la coltivazione dell'albero in tutto il territorio.

Le cultivar regionali

Tante le cultivar autoctone, ognuna con la sua personalità, un carattere definito che si esprime al massimo (tenuto conto delle dovute variabili, dall'annata al tempo di raccolta, senza dimenticare il metodo di lavorazione) nel prodotto finale. E così, troviamo:

la tonda iblea, oliva tipica della Sicilia orientale, caratterizzata dal sentore netto di pomodoro cuore di bue con la sua foglia la nocellara del Belice, con note di pomodoro verde ed erbe aromatiche, diffusa in tutta la parte occidentale la cerasuola, più delicata e giocata ancora una volta sulle nuance mediterranee di timo, origano, rosmarino e una nota di pomodoro rosso più maturo. La biancolilla, leggera con sentori floreali e vegetali più delicati la moresca, varietà spesso dimenticata, che dà solitamente origine a oli dal fruttato leggero ma che, se lavorata a dovere, può anche portare a risultati eccellenti la nocellara etnea, della parte centro-orientale della Sicilia, oliva a duplice attitudine (da olio e da mensa) dalle sensazioni di pomodoro verde, mandorla, carciofo e cardo l'ogliarola messinese (più delicata e caratterizzata da note vegetali sottili), e molte, molte altre ancora.

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